Luglio 5, 2018 Esperienza in famiglia ad Aritzo Aritzo, patria del poeta Bachisio Sulis, a 817 metri sul livello del mare, sorge sulla costa del monte Genna de Crobu, la parte estrema settentrionale della montagna di Funtana Cugnada, una delle più alte dellāisola. Il nome del paese potrebbe derivare dalla parola fenicia āharatzā che significa forte, sicuro; altri la riportano alla lontana ereditĆ nuragica, come āluogo in cui nascono le acqueā. Infatti il paese ĆØ ricco di sorgenti, le più famose sono quelle di Is Alinos, Su zurru e SantāAntoni. LāAngius definiva questo piccolo paese il giardino della Sardegna, per la sua varietĆ di vegetazione, ma anche per quelli che un tempo erano gli abiti tradizionali, in special modo quelli delle donne. Il giallo e il blu de Su cippone attrinau, il viola de Sāisciallu, copricapo in seta arricchito di bellissimi disegni a fiori, ed infine il rosso de Su sautzu, la pesante gonna dāorbace. Il paese oggi, nonostante il passare degli anni, conserva ancora qualche balcone o ballatoio in legno nelle case in scisto, visibili in un curatissimo centro storico. Lāeconomia del paese ĆØ basata su pastorizia e artigianato, che prende forma dal legno dei suoi immensi castagneti. Sos maistos āe linna producono famose cassepanche (cascias āe Aritzo) e taglieri, secondo la tecnica dellāintaglio. Is cascias, erano adibite alla conservazione del pane e della biancheria, soprattutto della novella sposa. Cosa vi offrirĆ questa esperienza in famiglia Verrete immersi in unāatmosfera familiare, dove non rivestirete il ruolo di ospiti ma di uno di loro. Assisterete ai laboratori di prodotti tipici (pasta fresca, pane, torrone, formaggio e carapigna) con cui la maggior parte delle persone si misura solo al supermercato, ignorando quanto lavoro e pazienza vi siano dietro. Questo tour vi permetterĆ realmente di far un passo nel passato, vivendo la genuinitĆ e le tradizioni locali. Sarete accolti dal sorriso e dalla cortesia tipica delle donne e degli uomini del paese di Aritzo, che con grande orgoglio vi mostreranno tradizioni da sapore antico. La famiglia dividerĆ con voi i piaceri del buon cibo e le conoscenze di unāarte culinaria, in altri luoghi ormai andata perduta. Pane e pasta fresca Il pane non era in passato solo un alimento fondamentale per le famiglie aritzesi, ma rivestiva un ruolo tra il sacro e il rituale. Chi poteva permettersi il forno, panificava per sfamare la famiglia, anche se la distribuzione dei pani avveniva nella cerchia del vicinato e del parentado. Le donne erano solite alzarsi allāalba per preparare lāimpasto, prima di metterlo a riposo, facevano il segno della croce con le mani, augurandosi e pregando che avesse buon esito. Tra i pani tipici dei questo piccolo paese barbaricino troviamo il pane carasau o carta da musica. Con i suoi semplici ingredienti, vi sembrerĆ , vista la sua croccantezza, di sentire una sinfonia musicale, proprio come se fosse carta da musica. La preparazione ĆØ molto delicata e richiede una certa esperienza. Dopo sāinthurta, la miscela degli ingredienti in ampie ciotole di terracotta o di legno, si impasta il tutto con decisi e veloci movimenti. DopodichĆ© si dispone la pasta in contenitori di sughero o terracotta, coperti da panni spessi, perchĆ© possa pesare, ovvero alzarsi e lievitare. Lavorati i singoli pezzi con piccoli mattarelli, vengono infornati in forni esclusivamente a legna ed a altissime temperature. Con una pala le donne infornano i dischi di pane per una prima cottura che vede il pane gonfiarsi come una palla. Il pane viene diviso in due facce e infornato una seconda volta, da cui il termine dialettale di carasadura. Accanto al carasau, troviamo sa coccoi cun gelda, una sorta di piccolo calzone col ripieno di ciò che rimane del lardo dopo lāestrazione dello strutto, con lāaggiunta di cipolle e formaggio pecorino. Ed infine Su tancone, pane a lungo durata con crosta dura denominato altrove civargiu. Sullāimpasto di alcune varietĆ di pane, come detto sopra, veniva inciso col coltello il segno della croce, per scacciare i demoni o le forze maligne che avrebbero impedito la lievitazione, privando la famiglia del prezioso cibo. In realtĆ questo taglio aveva una seconda spiegazione, scientifica stavolta, infatti permetteva alla pasta di avere una giusta lievitazione anche negli strati più profondi. Tra la pasta fresca spiccano senzāaltro i ravioli di patate e gli gnocchi, chiamati pitzeddos. Dolci aritzesi Tanti sono i dolci aritzesi, tra cui spiccano per gusto senzāaltro Sa panesaba, ottenuta dallāamalgama di noci, nocciole e saba, il mosto lasciato a raffinare, Is bucconettos, impasto di nocciole tostate e macinate con lāaggiunta di miele, Is caschettas, sfoglia avvolta in spirale con allāinterno un impasto di noci, nocciole e miele, Is sebadas col ripieno di formaggio, Is pabassinos, piccoli dolcetti di pasta frolla, noci e uva passa, ed infine, ma non meno importante Is orrubiolus fatti con pasta fresca e scorza di buccia dāarancia o di limone. Carapigna La carapigna ĆØ il tipico sorbetto di Aritzo; le sue origini sono antichissime. Nel periodo invernale la neve veniva depositata dagli niargios in grotte o cave appositamente costruite (le neviere), dove si conservava tutto lāanno, destinata soprattutto alla cittĆ di Cagliari, che in estate riceveva molti carichi al giorno. Per il paese era unāimportante fonte di reddito. Nel periodo estivo il ghiaccio, sottoforma di blocchi, veniva trasportato e commercializzato in tutto il Campidano per i diversi usi e per la produzione del sorbetto. La neve tagliata a grossi pezzi cilindrici, veniva caricata sui cavalli, i quali viaggiavano durante la notte per sfuggire al calore e ai raggi del sole, che avrebbero compromesso il ricco bottino. Oggi si usa il ghiaccio, ma la lavorazione, la conservazione e la stagionatura sono rimaste le stesse, ecco il motivo per cui il sapore di questo squisito sorbetto al limone ĆØ rimasto pressochĆ© inalterato. Si prepara con lāutilizzo di una sorbettiera in alluminio al cui interno si versa una limonata preparata con acqua, zucchero e limone. Una volta chiusa con un coperchio munito di maniglia, la sorbettiera si introduce allāinterno di su barrile, una tinozza in legno aperta nella parte superiore. Sul