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Come eravamo: the way we were #1

Maggio 12, 2016 Come eravamo: the way we were #1 Osini e Gairo Vecchio. Dei ruderi, tra i colori dei mandorli e degli ulivi e l’imponenza dei tacchi a loro protezione. CosƬ si presentano due vecchi borghi dell’Ogliastra, arcigna terra che vaga tra le cale mozzafiato della costa orientale dell’isola fino al più impervio interno montuoso. Dal mare alla montagna, dal paradiso al … paradiso. In un ipotetico quanto fantasioso percorso che andrebbe da Cala GoloritzĆØ (Baunei) a Punta La Marmora (Arzana), ci si potrebbe tuffare nel passato tra Osini vecchio e Gairo Vecchia. Realmente parlando: lungo la mitica statale 125 (vecchia, quella con le curve), prima o poi, li trovi. Dal nuovo abitato di Osini, il vecchio borgo ĆØ sulla SP 11. Dall’abitato di Gairo Sant’Elena, percorrendo la SS128 si arriva a Gairo vecchio. Gairo e Osini ā€œvecchieā€ sono accomunate da un destino crudele e beffardo. Laddove la natura si ĆØ presa una battaglia rimane comunque un esempio di forza e tenacia umana di fronte alla sua immensitĆ . Riavvolgiamo il nastro. Siamo alla fine dell’Ottocento e pare che la nostra isola fosse bersagliata da continue piogge torrenziali che da diversi anni facevano comparsa tra i periodi invernali e la primavera inoltrata. Col passare del tempo la situazione andò complicandosi e oltre a ritrovarsi i raccolti rovinati e il parziale blocco dell’agricoltura, gli abitanti dei due borghi si trovarono a combattere contro le vicissitudini del maltempo per tutelare la propria incolumitĆ . Le testimonianze parlano del movimento di abitanti che da Gairo e da Osini prese la decisione di trasferire i propri poderi altrove, giĆ  negli anni precedenti alle grandi alluvioni del 1951 – 53, date chiave, ahinoi, per i due paesi. Le condizioni rabbiose del meteo provocano l’ingrossamento di corsi d’acqua e canali, continui smottamenti e crolli. E’ la fuga generale: via, con (quasi) tutti gli averi e tutto ciò che fu possibile strappare al destino. Gli abitanti di Gairo si dividono in tre aree differenti. Le nuove costruzioni prendono piede alle pendici della collina del vecchio borgo, dove nascerĆ  Gairo Sant’Elena. Altre due piccole aree vengono occupate: Gairo Taquisara (circa 300 anime) e Gairo Cardedu (attuale Cardedu). Stesso destino per Osini, i cui abitanti muovono compatti pochi chilometri più in alto, più vicini ad Ulassai, più vicini ai Tacchi, visti forse come protettori delle intemperie del tempo. Passeggiare attualmente in questi borghi, permette di respirare un’aria di pace, silenzio e memoria. Il tempo qui si ĆØ fermato al 1963, dieci anni dopo l’alluvione, dieci anni per la decisione finale di abbandono. ƈ possibile carpire diverse particolaritĆ  dello stile delle costruzioni dell’epoca: abitazioni basse, talvolta con un piano rialzato, e con piccolo cortile esterno, tracce di facciate dipinte di rosso, strade strette in ciottolato ed estrema vicinanza ai campi, alle vigne e agli ulivi. Passando da queste parti ĆØ inevitabile sorseggiare un bel calice di Cannonau. La viticoltura ĆØ praticata tantissimo anche a livello familiare e la sana competizione tra i piccoli produttori porta ad un eccellente risultato nella qualitĆ  del vino. torna al blog

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Come eravamo: the way we were #2

Maggio 12, 2016 Come eravamo: the way we were #2 Pratobello I ruderi che profumano di libertĆ . Siamo in territorio di Fonni, al confine con Orgosolo. Attraversando la strada provinciale numero 2 non si può fare a meno di notare uno sparuto gruppo di abitazioni divenute oramai ruderi. NĆ© la chiesa, nĆ© lo stile architettonico aiutano a inquadrare bene la situazione. C’è un cartello nei pressi di un cancello d’ingresso al borgo, che riporta la scritta ā€œArea smilitarizzata, limite valicabileā€. Poi due murales, leggermente danneggiati dalle intemperie del tempo ma chiari da far presagire che qualcosa a Pratobello sia successo. C’è una storia affascinante che lega Orgosolo e i movimenti popolari sardi del dopoguerra. Ed ebbe luogo nel villaggio di cui parliamo. Aprile 1969. Tra le vie di Orgosolo inizia a spargersi la voce di una possibile occupazione delle aree al confine con Fonni da parte dell’esercito italiano per l’allestimento di un poligono di tiro. La povertĆ  post bellica ĆØ ancora viva in paese, non tutte le famiglie potevano contare su una vita e un lavoro soddisfacente e, pertanto, l’allevamento del bestiame era l’unica vera fonte di lavoro. Forse una delle poche certezze per il futuro. Qualsiasi avvenimento che minacciasse l’integritĆ  del sistema agropastorale del tempo veniva vista di cattivo gusto. In questa occasione la questione si complicò seriamente. Venne presto data l’ufficialitĆ : dal 19 giugno 1969, le truppe della Brigata Trieste avrebbero occupato l’area per realizzare un poligono di tiro. In poco tempo venne costruito un piccolo villaggio: case, chiesa, scuola e piazza; per i militari e per le loro famiglie. In Sardegna, giĆ  dal 1956 vennero installati due grossi poligoni: Salto di Quirra e Capo Teulada. Pratobello sarebbe stato momentaneo, o forse no. Fatto sta che il circolo giovanile orgolese si fece promotore di un incontro pubblico in piazza Patteri a cui prese parte in massa la popolazione. Dall’assemblea ne scaturƬ la decisione di attuare una forma di protesta pacifica e non violenta contro l’esproprio delle terre dei pastori per favorire l’occupazione militare. L’assemblea del 7 giugno fu un chiaro avvertimento per le autoritĆ  militari. Circa tremila e cinquecento persone aderirono al progetto di protesta pacifica. Le cariche pubbliche, tra cui commissario prefettizio, Questura, Coldiretti, Cgil e vertici militari stessi provarono la via di un accordo che potesse accontentare tutti. I due principali partiti di allora, Democrazia Cristiana e Partito Comunista Italiano, si fecero portavoce della delicata questione al ministro della difesa Luigi Gui e al sottosegretario Francesco Cossiga. La presa di posizione da parte dell’assemblea cittadina ĆØ chiara e laconica: il terreno di lotta dei pastori non ĆØ il Parlamento. Dal 19 giugno ha inizio la prima delle sei giornate di Pratobello. Il convoglio di camion, motocarri e vetture di ogni genere parte dal paese e centra l’obiettivo di occupare l’area. La polizia ĆØ accerchiata da circa 3000 persone che manifestano pacificamente. Il 20 giugno la storia non cambia. La folla avanza fino alle tende dei militari e per il secondo giorno le operazioni sono sospese. I due giorni successivi sono di tregua: l’attenzione verso ciò che accade aumenta e diversi politici e onorevoli si recano sul posto. La notte tra il 22 e il 23 diventa la più critica. Le forze dell’ordine disperdono i manifestanti con una vera caccia all’uomo. Alcuni manifestanti vengono portati in questura a Nuoro e processati per direttissima. Nonostante ciò la folla orgolese occupa l’area e le esercitazioni non vengono eseguite. Il giorno successivo circa 400 manifestanti vengono tenuti sotto scacco, uno di loro venne arrestato nel mentre che Pratobello ĆØ oramai un caso politico. Una delegazione di politici, pastori e contadini venne ricevuta a Roma. Il 26 giugno, giornata chiave delle esercitazioni, la brigata Trieste si ritrova un’enorme folla all’interno del poligono. Proprio nelle stesse ore venne ratificato un documento dove il ministro della difesa prende posizione dichiarato che il poligono ĆØ un allestimento temporaneo ed andrĆ  avanti fino alla metĆ  di agosto. Non vi sarĆ  alcuna intenzione di rendere permanente la base operativa. Terminano cosƬ le sei giornate di Pratobello. Giornate in cui la forza popolare mise in grave crisi il governo e le istituzioni militari. Emilio Lussu, che seguƬ la vicenda in maniera appassionata scrisse: <>. torna al blog

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“The Independent” parla del nostro Fiat 500 City Tour

Agosto 31, 2014 “The Independent” parla del nostro Fiat 500 City Tour Cagliari: Take a cultural break from the beach Sardinia may be blessed with a pristine white-sand coastline but, says Sarah Barrell, lingering in its lively capital – rich with Phoenician ruins and colourful street art – will leave you feeling just as blissful. There’s smashed crockery scattered across the cobbles. The narrow backstreet behind the cathedral, where I’m staying, rattles with the sound of cart wheels over stone: a bride is making her way to church in a horse and carriage leaving behind remnants of a broken plate, along with its contents – rice, petals, coins – outside her childhood home; a wish for abundance, love and wealth in marriage. At the cathedral, tourists gather, snapping photos as the bride is eased from the carriage, her voluminous frock more Princess Diana than Kate Middleton. Castello, Cagliari’s hilltop neighbourhood crowned by the cathedral, may be fast gentrifying with an influx of artists’ ateliers and hipster student digs, but this is an old local family which clearly follows the tradition of ā€œmore is moreā€ when it comes to bridal outfits. This is a cracking spot for wedding photos. Castello’s southern ramparts, topped with wide terraces, jut over the Marina district below, the Gulf of Cagliari gleaming blue beyond the busy port. I stop to take in the view at CaffĆØ Librarium, one of the city’s livelier terrace bars, ordering a glass of mildly effervescent local Vermentino. Cagliari is bidding to become European Capital of Culture in 2019 and along with its ancient food and wine culture, there’s much to recommend it. In the distance, a pink cloud hovers above Santa Gilla lagoon: the city’s resident flamingos, now the sole occupants of the site where the original Phoenician city was founded in 10BC. A view over the Castello district Cagliari’s current location, augmented by everyone from Romans and Byzantines to Genovese and Spanish, began as a Phoenician burial site. The Punic necropolis of Tuvixeddu – thought to be the largest of its kind in the Med – opened to the public this summer after decades of excavation: a hillside honeycombed with hundreds of deep tombs. This and Cagliari’s more contemporary cultural corners can now be explored on a new tour in an old Cinquecento car, hosted by local guide, Francesco Manca (00 39 34 0006 9191; yoursardiniaexperience.com). It is a great way to tackle the city’s numerous hills and get the skinny on what’s new. Italy’s economic slump has seen island youngsters find ever-more inventive ways to do business. In the Villa Nova district, for example, I find a retro-style dispensary, A S’Antiga, newly catering to those who need to buy anything from pasta to wine in affordable measures. The Cagliari Unofficial Guide (cagliariunofficial.com) aids further exploration. This new map highlights everything from pop-up shops on Via Suli, the city’s recently designated design street, to the best examples of ubiquitous local street art on the graffiti-lined walls of Via Saturnino. Sardinia’s capital may have an ancient history but its spirit is determinedly youthful. UNPACK Check into your own Castello home, a newly opened holiday rental in the medieval heart of the city – labour of love for friendly Cagliari couple, Rocco and Carlotta Zinnarosu. Live like a local in this studio apartment (sleeps two; four on a sofa bed) set on a narrow cobbled backstreet a minute’s walk from the cathedral: atmospheric and not traditional hotel terrain. Exposed brick walls contrast with contemporary soft furnishings printed with London and New York scenes. A neat spiral staircase leads to the mezzanine bedroom, overlooking the bijou living space. The kitchen comes stocked with everything from spices to breakfast pastries – there’s even a little courtyard. And it’s a snip, at Ā£57 a night, booked through House Trip: housetrip.com/en/rentals/146003 THINK LOCAL Street food in Cagliari is not the ersatz fare dominating many European cities. Instead, follow locals to the few, unprepossessing stands scattered around the city selling everything from fresh sea urchin to ā€œcaddotzoneā€ – giant sausage sarnies made with pork or horse meat (plus plenty of fennel, garlic and parsley). This is just a taste of the rustic, traditional cuisine showcased during the Autunno in Barbagia festival (4 September–14 December), held in the small mountain villages of Nuoro, the rural province north of Cagliari. Barbagia (ā€œbarbarian landsā€) was the one part of Sardinia invading forces, Carthaginians, Romans and Spaniards among them, failed to penetrate. More info: cagliariturismo.it EAT Brainchild of an islander who lived a long time in London, Coccodi (00 39 706 70468; via Santa Margherita 9) is a smart little cafĆ©/deli with mismatched furniture and distressed wood floors. Its bank of shiny glass counters are heaving with baked goods, everything from paper-thin pane carasau (flat bread), to organic loaves made with mirto (myrtle, the berried shrub ubiquitous in Sardinian cuisine). Lunch is a steal: a choice of hearty salads costs just €5.50 (Ā£4.40). Add a more indulgent slice of home-baked pizza and elaborately iced cake and you’ll still get away with paying around a tenner. Also open for dinner (unlicensed), until around 10pm. DRINK Dulcis, the pioneering little boutique grocery store on the Marina neighbourhood’s happening Via Baylle (00 39 070 240 901; dulcispasticceria.it), sells a carefully selected range of traditional Sardinian treats. It was extended this spring to incorporate a deli-cafĆ©; you can now taste everything from sweets and pastries (don’t miss the bite-sized pardulas, feather-light cakes made with ricotta and lemon), to local wines such as the standout Korem and Turriga, from the leading Agricolas winery, plus shelves of superb local Vermintino. Come here for aperitivi and beautifully-crafted snacks. SPEND Black Nera di Arbus sheep, icons of Sardinia’s wild interior, produce beautiful if hard to craft wool, largely confined to use in carpets and shepherd’s garb until venerable local designer, Patrizia Camba got her ingenious hands on it. Her take on the traditional mastruca (shepherd’s waistcoat) employs a medieval style of stitching made graphic and large, with stylish

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